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Il nostro l’itinerario si concluderà con una visita guidata presso il ​​Distretto di Marioshoni, contea di Nakuru dove i nostri turisti conosceranno la storia del miele della tribù Ogiek.

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L’apicoltura è per tradizione una parte importante dell’economia, della cultura e dell’identità di molte comunità rurali dell’Africa subsahariana. La varietà di ecosistemi che caratterizza il territorio keniota si presta bene a questo tipo di attività. L’apicoltura, infatti, ha rappresentato per secoli la connessione tra la gente e la natura, dalle zone aride del nord del Kenya alle foreste montane (foresta Mau) che si trovano al centro del Paese. Si è creata quindi una relazione sinergica tra gli apicoltori, le api e la flora che ha caratterizzato i sistemi tradizionali di apicoltura, ancora oggi fondamentali alla produzione di miele del Paese. 

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La foresta Mau è stata abitata dagli Ogiek, un popolo di cacciatori-raccoglitori appartenente al gruppo etnico dei Niloti. Per gli Ogiek il miele ha sempre rappresentato l’elemento principale di sussistenza e di scambio (Il miele è ingrediente di numerose bevande servite durante i matrimoni o in occasioni di nascita ed è alla base di molti farmaci tradizionali) permeando la loro cultura e la loro identità, nonché un’apicoltura tradizionale a stretto contatto con la foresta.

Gli Ogiek avevano una profonda conoscenza e comprensione sia della diversità degli alberi e dei fiori che trovavano nella foresta, sia della stagione della fioritura nelle differenti aree ecologiche. A ogni clan Ogiek appartiene tradizionalmente una lingua di terra, detta localmente konoito, che comprende zone ecologiche differenti.

 

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Gli apicoltori erano abituati a piazzare all’interno di ogni territorio le loro arnie tradizionali ad altitudini diverse. Tale suddivisione della terra forestale permetteva alla popolazione locale di mettere in pratica un tipo di apicoltura migratoria, sulla base delle fioriture stagionali. Il nettare preferito dalle api degli ogiek (api piccole e nere di razza africana) è quello del Dombeya goetzeni, il cui fiore dona al miele di agosto un caratteristico colore grigio-biancastro e un sapore inconfondibile. La raccolta di dicembre invece ha un colore giallognolo e quella tra febbraio e aprile è rossastra, quasi nera.

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La storia degli apicoltori Ogiek che vivono nel complesso forestale di Mau è un chiaro esempio di come i cambiamenti sociali, politici e ambientali abbiano distrutto la relazione tra gli abitanti locali e l’ambiente, modificando i mezzi di sostentamento delle comunità indigene, erodendo la loro identità culturale e danneggiando la biodiversità.

La foresta Mau, situata nella Rift Valley in Kenya, fa parte del più grande ecosistema delle fitte foreste montane dell’Africa orientale. Non solo rappresenta il più importante bacino idrico del Kenya, ma è anche il motore chiave che sostiene una molteplicità di settori economici come l’energia, il turismo, l’agricoltura e l’industria del legname. 

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Il rapporto tra gli Ogiek e la foresta è cambiato drammaticamente nell’ultimo secolo. La foresta Mau ha subito iniziative pubbliche e private che ne hanno modificato la configurazione. Ampie aree delle foreste indigene sono state ripulite per fare spazio a piantagioni di piante esotiche commerciali per la produzione di legname, soprattutto di conifere e cipressi. Gli Ogiek sono stati mandati via dalla foresta e hanno iniziato a vivere in modo semi-permanente a una media altitudine, abbandonando la loro antica terra e il loro sistema tradizionale di apicoltura.

Nel giugno del 1997 gli Ogiek fecero causa costituzionale al governo keniota affinché gli fosse riconosciuto il regime fondiario tradizionale delle risorse terriere (Traditional Land-Resource Tenure System) Il caso fu risolto nel 2017 con la sentenza della Corte Africana dei Diritti Umani e dei Diritti del Popolo, che accusò il governo keniota di aver violato i diritti degli Ogiek. La sentenza riconobbe anche la foresta Mau come antica casa della comunità Ogiek nonché il loro ruolo nella salvaguardia dell’ambiente naturale. 

In questo contesto alcune associazioni nazionali e internazionali hanno cercato di ripristinare la produzione di miele per aiutare il sostentamento locale. Hanno aiutato soprattutto fornendo agli apicoltori le arnie e una formazione tecnica. Così, mentre gli apicoltori Ogiek portano avanti l’apicoltura tradizionale nella foresta, alcuni membri della comunità stanno praticando l’apicoltura in campi coltivati, usando arnie e tecniche moderne. 

Un tempo questa attività era svolta esclusivamente dagli uomini, in particolare dagli anziani della comunità, gli unici autorizzati a costruire alveari e raccogliere il miele per non danneggiare gli alberi. Le arnie erano quelle tradizionali: grandi cilindri di cedro rosso (un legno che resiste ai parassiti e al tempo) appese ad alberi ad alto fusto. Oggi, si sono avvicinate all’apicoltura anche le donne, che però usano arnie collocate a terra (le cosiddette top bar). Gli uomini, invece, continuano ad arrampicarsi sugli alberi con l’aiuto di liane e raccolgono il miele dopo aver fumigato le arnie bruciando del muschio seccato.

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Nel 2015 Slow Food ha lanciato il Presidio Slow Food del miele degli Ogiek, al fine di proteggere l’ecosistema della foresta Mau e di promuovere il valore dell’antica cultura del miele del popolo Ogiek.

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Nel 2019 Slow Food Kenya e Slow Food International hanno iniziato un nuovo progetto, Participatory Guarantee System (PGS), volto a riconnettere la produzione del miele all’ambiente della foresta, a garantire la produzione di un miele di alta qualità e infine a preservare la foresta indigena Mau.

Sono già stati fatti diversi tentativi di aumentare la produzione del miele all’interno della foresta, riconnettendo gli Ogiek con il loro ambiente originario.

 

Oggi Slow Food sostiene l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Salviamo le api e gli agricoltori”, che vorrebbe eliminare l’uso di pesticidi sintetici in Europa entro il 2035, ristabilire la biodiversità e aiutare gli agricoltori nella fase di transizione, così da salvare l’estinzione delle api in Europa.

Esame Cultura Gastronomica and Ethical food

Hospitality Management

Progetto a cura di:

Chiara Calabrese

Cristina Palmentieri

Ludovica De Martino

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